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Certificare l'autenticità

14 Luglio 2017

In Giappone gli oggetti d’arte e di antiquariato sono da molto tempo soggetti a certificazioni da parte di diverse autorità. La modalità più comune era quella di inscrivere la scatola dell’oggetto, chiamata tomobako: queste scatole in legno vennero create originariamente per riporre gli oggetti della cerimonia del tè come le tazze, i cucchiai o i piatti, per certificare che questi oggetti, solitamente dalla forma alquanto semplice e dunque facili da riprodurre, fossero effettivamente stati creati da determinati maestri. Queste inscrizioni potevano essere state realizzate dal maestro di suo pugno o da un suo successore, oppure ancora da un maestro della stessa scuola di una generazione successiva. 

Alcuni oggetti possono addirittura avere diverse certificazioni e più scatole, una dentro l’altra. Lo stesso tipo di inscrizioni si trova ovviamente anche sulle scatole dei dipinti, nei quali è indispensabile separare le opere originali dalle imitazioni e di conseguenza valutarle correttamente una volta messe in vendita. 

Per quanto riguarda i certificati delle spade invece, il discorso è diverso: i membri della famiglia Hon’ami sono stati per secoli gli estimatori ufficiali dello shogunato, rilasciando certificati in carta chiamati origami e a volte inscrivendo l’attribuzione direttamente sul codolo della spada. Più tardi su queste attribuzioni, accompagnate da delle considerazioni sulla spada, venivano inscritte anche sulla shirasaya il “fodero bianco” dai vari esperti e collezionisti. 

Dopo la seconda guerra mondiale fu creata un’associazione governativa per la tutela della spada giapponese, ancora attiva ai nostri giorni, affinché rilasciasse certificati dell’autenticità della firma e del livello della spada: (ad esempio juyo token, “spada importante”).

Imitando ciò che era stato creato per la tutela delle spade, l’associazione per lo studio dell’armatura giapponese rilascia anche questa documenti dichiarando quando alcuni esemplari sono “da preservare”o addirittura “importanti”, ma questi documenti non sono mai stati effettivamente ritenuti cosi importanti e non influenzano il valore dell’armatura; la maggior parte delle armature importanti appartenenti a collezioni o in vendita non sono accompagnate da certificazioni e solo una piccola parte di collezionisti e dealers sottopongono alla certificazione kabuto e armature.

Un fatto degno di nota è che per quanto riguarda i netsuke, campo nel quale le firme vengono spesso imitate, non sono mi stati considerati “validi”gli studi sull'autenticità svolti dagli studiosi occidentali nel XX secolo.

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