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Yūgen

28 Aprile 2017

L’impalpabile profondità dell’arte giapponese. 

Alcune delle differenze fondamentali tra l’arte occidentale e quella orientale riguardano il rapporto degli artisti con il mondo esterno. Fin dal rinascimento, pittori e scultori europei hanno sempre mirato a riprodurre fedelmente la realtà tramite diverse tecniche come l’uso della prospettiva o la descrizione lenticolare del visibile.

Gli artisti orientali hanno da sempre avuto un approccio diverso: il loro scopo, infatti, non è stato quello di creare qualcosa che somigli alla realtà, ma qualcosa che provochi nello spettatore profonde sensazioni; lo scopo di questa diversa estetica non si compie attraverso una descrizione dettagliata e precisa del reale, né tramite la semplice raffigurazione o nell'uso della prospettiva o attraverso mezzi che riproducano esattamente ciò che gli occhi vedono.

In tutte le forme d’arte giapponesi sembra sempre che ci sia qualcosa di non detto, qualcosa che è solo vagamente suggerito: un lato profondo e impalpabile, caratteristica fondamentale di questa dell’estetica.

Il termine "yūgen" puó essere tradotto come "impalpabile profondità"; questo suggerisce che ci sia qualcosa sotto la superficie, qualcosa di celato e arduo da percepire. Secondo questo concetto, la vera bellezza si nasconde in pochi colpi di pennello o in una semplice tazza in argilla, se questi vengono osservati non attraverso il visibile ma cogliendo le emozioni e le sensazioni più profonde che ne scaturiscono. Ed è proprio questa bellezza celata che può risvegliare nello spettatore profondi e remoti sentimenti.

Yūgen non è un concetto isolato. Altri termini possono designare sentimenti simili: shibui, wabi-sabi, shinzen, kanso, eccetera. Tutti questi, strettamente legati all'estetica zen, descrivono la bellezza delle forme semplici, delle imperfezioni e del deterioramento naturale delle cose. La contemplazione della bellezza in questo caso è qualcosa di molto intimo e malinconico, molto distante dalla funzione decorativa che l'arte ha sempre avuto in Europa.

Certe forme d’arte sono più vicine al concetto di altre: la ceramica, la calligrafia e tutte le arti connesse con la cerimonia del tè sono in genere quelle che più esprimono questo principio. Nonostante ciò tutte le manifestazioni artistiche giapponesi sono state profondamente influenzate da questo concetto: le decorazioni delle lacche possono essere sontuose ma spesso includono un semplice oggetto che si riferisce a una particolare poesia o che esprime una certa sensazione per una stagione; i volti delle sculture buddiste sono sempre sereni ma allo stesso tempo illeggibili, così lo spettatore viene toccato dalla loro bellezza nella parte più profonda dello spirito; anche un’armatura può trasmettere energia e forza attraverso i suoi colori e la raffinatezza dei dettagli. La nihontō, nota per essere la miglior spada in termini di bellezza ed efficienza, è probabilmente il più antico esempio di arte astratta: oltre ad essere un’arma è sempre stata considerata una delle espressioni più raffinate di artigianato artistico, con una lavorazione che traccia sull’acciaio motivi e disegni creati esclusivamente per essere ammirati, quasi fosse un’opera d’arte informale. Il tipo di sensazioni che scaturiscono dall’osservazione di un’opera come questa, può essere facilmente paragonabile a quello provocato dall’ascolto della musica o dall’arte informale.

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