08 Luglio 2019

 

Sui kabuto potevano essere montati ornamenti di vario tipo, detti tatemono (letteralmente “cose che svettano”): tra questi, il maedate (“ornamento frontale”) era la decorazione che si poteva trovare più comunemente, tant’è che nell’immaginario collettivo è difficile immaginare un elmo da samurai senza un qualche tipo di vistoso decoro sul davanti. Si possono tuttavia trovare kabuto con decorazioni laterali (wakidate), posteriori (ushirodate), o sulla cima (kashiradate), come la piuma di coda di fagiano usata dai membri del clan Hosokawa.  L’origine del maedate è antica e già nelle armature dei samurai del periodo Heian si trovano quasi sempre delle lunghe corna stilizzate (kuwagata) poste sulla visiera del kabuto. Tutto ciò cambiò durante il Sengoku jidai e le decorazioni dei abuto  divennero più piccole e semplici. 

I maedate potevano essere fissati sul fronte dell’elmo sostanzialmente con tre tipi di supporto:

  • Kuwagata-dai. Rivettato alla visiera, è il supporto in cui venivano infilate le piatte corna stilizzate degli elmi medievali (kuwagata). Tale elemento, in metallo dorato, era spesso la parte più riccamente decorata del kabuto e poteva portare un ulteriore decoro all’interno dei kuwagata, quali una ken (la spada sacra) o un drago.
  • Haraidate. Realizzato in ferro con eleganti sagome e rivettato direttamente alla visiera, questo tipo di supporto era parte integrante dell’elmo, tanto che la sua forma può essere spesso di aiuto per determinare l’autore o la scuola di costruzione del kabuto. La parte superiore dello haraidate è creata per accogliere un maedate fornito di innesto, a differenza del modello seguente, sul quale il maedate va invece infilato.
  • Tsunomoto. Si tratta di un semplice attacco a “L”, singolo o doppio, da inserire all’interno del tatemono. A differenza del modello precedente, lo tsunomoto è rivettato direttamente al bachi, e non alla visiera (mabisashi).

Alcuni di questi tatemono erano vere e proprie sculture, a dimostrazione di quanto fosse importante l’estetica per le armature dei samurai. Un’interessante analisi può essere fatta sui materiali che venivano impiegati per la costruzione dei tatemono: se è infatti vero che la maggior parte di questi sono realizzati in legno intagliato e laccato o dorato, quando c’era la necessità di misure maggiori  del normale, con spessori limitati, questo materiale diventava estremamente fragile e gli artigiani ripiegarono spesso sui fanoni di balena, estremamente resistenti ma allo stesso tempo flessibili.

 
 
 
 
 
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